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Reality fatto in Casa/La ventiquattresima parte del racconto creato dai lettori è a cura di Francesco: un infiltrato nella scuola e un bernoccolo galeotto…




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Ventiquattresima parte del Reality fatto in Casa (clicca sulla tag per recuperare le puntate precedenti). Ogni riferimento a personaggi e situazioni reali è puramente ironico e lontano dalla verità. L'immaginazione di questo "film" è raccomandata ad un pubblico adulto. Francesco —> Ormai ero sull'orlo della follia, quella donna stupenda, mi ossessionava. La rivedevo come in un film, correva felice sulla spiaggia assieme ad altre splendide ragazze. Accidenti quanto mi intrigava, si chiamava Nikita. Quel giorno al mare, ero assieme a mia moglie e avevamo fatto persino amicizia con alcune di loro, tanto che ci avevano invitato nella scuola che frequentavano per assistere alle loro prove. Per me quello fu l'inizio di un incubo. Lilly la sciagurata pensò bene di accettare le avances di un tecnico, un certo Paulista. Tornai a casa sconvolto e, il giorno dopo, iniziai le pratiche per la separazione. Passai un mese terribile, da solo, depresso e ridotto a una larva umana, l'aspetto trasandato, capelli lunghi, barba lunga e incolta. Mi consolavo solo pensando a  Nikita, ah quanto la desideravo! Un mio amico, che scherzosamente chiamavo 007,  mi disse che, in quella scuola, gli insegnanti di ballo, tenevano corsi di danza e di ginnastica ritmica anche per gli esterni.  Pensai; "Così malridotto e con questa barba lunga, non mi riconosceranno." E se mi avessero riconosciuto?  Non me ne importava nulla, dovevo andare.
Il giorno dopo avvolto in un mantello nero, bussai alla porta.  Mi aprì un tale, di bell'aspetto, riconobbi subito quel maledetto Paulista.  Mi squadrò da capo a piedi, non parve riconoscermi. Meglio così. Gli dissi che volevo iscrivermi ai corsi speciali di ginnastica. Con il capo, mi fece cenno di seguirlo. Entrai, le aule, le sale prova, i corridoi, erano pieni di allievi che si esercitavano. Era tutto un chiamarsi, Franc, Bluette, Francesca, Pat, Cleo, Criss, Silvia, Minussi, Selene, Cumasina, Loredana, Occhi, Graziella, Sole, Lorena e tante altre di cui non ricordo più il nome. Molte le avevo già viste in spiaggia, il mio sguardo andava alla disperata ricerca di Nikita, non la vidi. Per rompere il ghiaccio chiesi a Paulista: "Sarà opportuno che tu mi presenti". "Eh quanta fretta, aspetta un momento, prima parliamo col Preside, è lui che accetta le iscrizioni degli esterni."
Lo seguii e, mentre percorrevamo il corridoio, un ragazzo con una faccia simpaticissima e coi capelli irti di gel ci superò di corsa, era inseguito da una schiera di ragazze. Non lo riconobbi subito, poi però mi ricordai… era Marcolino, quello "pizzicato" dalla medusa, io stesso gli avevo applicato una borsa di ghiaccio in mezzo a un'orda di ragazze preoccupate e assatanate.  Tutte avevano fatto a gara per rianimarlo, e ahimé anche quella sciagurata di mia moglie. All'improvviso, si spalancò una porta. Un uomo magro, alto, vestito di scuro, con i capelli rasati e il volto ieratico, si guardò intorno e disse: "Marco vieni subito qui, finiscila di giocare, fila in sala prove, o ti lego alla sedia e voi Asia e Cumasina  aspettate un momento, vorrei parlarvi". Asia aveva lo sguardo sognante e riuscì solo a rispondere:  "Sì, Jurmy sono pronta", Cumasina invece per togliersela di mezzo, astutamente le disse: "Ho sentito che Zanfetecchia ti vuole parlare".  Ma Asia che non poteva perdere la ghiotta occasione mostrandole la lingua disse: "Vacci tu".
Finalmente, fummo davanti alla presidenza. Paulista bussò e aprì senza attendere risposta. Nello studio elegante, il Preside Fabietto, seduto in poltrona, era coccolato da tre splendide figliole, ridevano, gli aggiustavano la cravatta, azzardavano qualche timida carezza e anche un bacetto fugace.  Il sangue mi si gelò nelle vene. Eccola finalmente, la mia regina, era lì, l'avevo ritrovata. Si voltarono tutti e con sollievo capii che anche loro non mi avevano riconosciuto. Paulista indicandomi disse: "Questo è un nuovo iscritto, dovrebbe frequentare i corsi ginnici" Il Preside, molto cortesemente, si presentò indicandomi anche le fanciulle. "Io sono Milla", accidenti pensai, come era contagioso il suo sorriso, e le movenze? Erano morbide e sensuali. "Io sono Maria", ecco una donna raffinata, elegante e determinata",  pensai.  "E io sono Nikita", disse la terza con una voce roca e profonda che quasi mi tolse il respiro. Dio come mi batteva il cuore! L'eleganza, la compostezza e l'incedere, erano proprio quelli di una Dea. Ora ce l'avevo davanti e sorrideva dolcemente. Strinsi la mano a tutti e mi presentai: io sono Francesco. Le ragazze mi osservarono incuriosite e  Nikita disse: "Ma… noi ci conosciamo già vero?". Io risposi balbettando un banale "Non mi pare" che suonava falso. Il Preside tagliò corto dicendo a Paulista "Chiama il bidello, fagli mostrare la scuola e presentalo agli altri". Una volta usciti, il tecnico chiamò il bidello e mi abbandonò da solo ad aspettare. Si allontanò seguito come ombre, da un paio di ragazze sbucate fuori chissà da dove, Franc e Occhiaperti.   
Franc cominciò a menarlo con una quantità enorme di pugni sulla schiena e mi pareva che dicesse: "Dimmi che ami solo me. Dimmelo traditore". La risposta doveva essere stata affermativa, perché subito, prendendolo a braccetto, lo baciò sulle labbra, dopodichè scomparvero. Attesi un minuto, finché non percepii la presenza di qualcosa di inquietante, un essere la cui pelle sembrava quella di una tartaruga, l'andatura era zoppicante, e la lingua… si agitava costantemente nell'atto di leccarsi le labbra. "Sono Aldino il bidello, lei è quello nuovo?". "Sì, sono io", risposi infastidito, "vuole mostrarmi la scuola?"  "Neanche per sogno, sta iniziando proprio ora la lezione di ballo con la Celentano, devo accompagnarla subito".  "Come sarebbe subito, io non sono ancora pronto, mi devo ambientare e poi…". Aldino non voleva sentir ragioni: "Senta, adesso andiamo in sala, poi si vedrà" e, mentre parlava, mi rivolse un agghiacciante sogghigno satanico. Entrammo. Erano in tantissimi, danzavano, facevano esercizi, scaldavano i muscoli. Impettita, al centro, una donna asciutta, con lo sguardo severo e folgorante, accennava qualche passo di danza a scopo dimostrativo e impartendo ordini: "Criss stai attenta, Selene devi essere più sensuale, Marco non è il momento di scherzare con le ragazze". Quasi non mi degnò di uno sguardo. Gli allievi ,invece, bisbigliando tra loro, mi guardarono incuriositi. Nessuno aveva capito chi fossi. Rimasi fermo e subito la voce tagliente dell'insegnante mi apostrofò  "Su, muoviti, vai nello spogliatoio, metti la tuta e le scarpette da danza". Danzaaa? Pensai dentro di me, io non ho mai fatto danza". Vedendo la mia perplessità, interruppe un attimo il lavoro per dire: "Non ho tempo da perdere, Nikita accompagnalo negli spogliatoi e mostragli l'attrezzatura". Mi voltai e… la rividi! Bella, affascinante e dolce. Mi fece cenno di seguirla, e all'improvviso disse: "Ho la strana sensazione di averti già visto, comunque, qui ci sono le tute e lì trovi le scarpette". I suoi occhi brillavano e osservavano la mia lunga barba brizzolata. Quando finalmente fui pronto, mi guardai allo specchio e pensai  "Maledizione, con queste scarpette sembro proprio un finocchio".  Entrai in sala barcollando, le scarpe erano strette e, per muovermi, ero costretto a compiere ridicoli saltelli, mi dolevano i piedi e mi sentivo a disagio. "Allora?", disse la prof. "Su, su vai alla sbarra e fai come gli altri". Vicino a me c'era Marco, non smetteva un attimo di ridere e scherzare. Tutte le ragazze, con gli ormoni in subbuglio, lo guardavano estatiche, chiamandolo dolcemente per chiedergli appuntamenti. All'improvviso un urlo mi fece sobbalzare, "Tu, come ti chiami, quello nuovo insomma… fammi vedere cosa sai fare, proviamo una piroetta, è una cosa semplice. Anbeta, presto, mostra come si esegue". Era straordinaria Anbeta, non avevo mai visto nulla di simile, danzava leggera come una farfalla. Provai ad imitarla ma… mio malgrado finii goffamente per terra battendo la testa. Ci fu una risata generale. Ero disperato e umiliato per la vergogna. Poi vidi Nikita, seria e preoccupata, perché dalla mia fronte, dove si era formato un grosso bernoccolo, scendeva un filo di sangue. Anche gli altri se ne accorsero subito e presto il riso diventò solo un mormorio. "Posso accompagnarlo in infermeria?". Quanto era sensuale quella voce, la prof. l'autorizzò dicendo "Sì.. vai pure"  e subito aggiunse  "Ma questo chi me l'ha mandato?". Mentre mi disinfettava la ferita, la sua mano leggera tamponava con dolcezza, io la guardai a lungo, lei mi guardò e pensai "Ci siamo, è scoccata la scintilla".  Poi a bruciapelo mi disse: Eecco dove ti ho visto… al mare, eravate vicini a noi sulla spiaggia, tu e anche tua moglie".  Ero stato scoperto "e adesso cosa faccio", pensai. In un istante, decisi di raccontarle tutto. "Sì, hai ragione, ci siamo visti al mare, anche se… quella non è più mia moglie, ci siamo separati". "Sai che con questa barba all'inizio non ti avevo riconosciuto?".  Al che risposi  "Se non ti piace me la taglio". "No! No, è bella, mi piaci molto così", disse lei, "mi ricordi uno di quegli artisti romantici dell'Ottocento". I nostri visi, a quel punto, erano talmente vicini che sentivamo i respiri l'uno dell'altra. Le nostre bocche si unirono dolcemente e… rimanemmo abbracciati per moltissimo tempo. Un tramestio improvviso ci mise in allarme: era Marco che, come noi, cercava un po' di privacy, teneva per mano una misteriosa ragazza bionda che io non avevo mai visto. Nikita invece, non ebbe dubbi ed esclamò: "Cavolo, è tornata Vale Mele".
continua… Vuoi proseguire il Reality fatto in Casa? Dai la tua disponibilità in area-commenti e, dopo il mio ok, potrai inviare il seguito del racconto a fabiotraversaATblogosfere.it. Sarà creato, alla fine, un reality a puntate, ricco di colpi di scena e di situazioni carine e divertenti che vedrà voi lettori assoluti protagonisti e allieterà le vacanze estive. 

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