La vicenda Mediaset contro You Tube (qui il mio articolo e quello di Matteo Failla) ha avuto inevitabilmente un'ampia eco anche sui quotidiani. Come al solito impeccabile l'analisi del critico televisivo Gianluca Nicoletti su La Stampa: "Non è la prima volta che un editore televisivo si arrabbia quando vede che il suo costoso prodotto viene riutilizzato attraverso YouTube senza che lui ne abbia profitto o possa controllarlo. È persino divertente leggere i conteggi delle oltre 315 mila giornate televisive svanite per colpa del Web, ma è anche facile prevedere che si arriverà in tempi brevi alla grande battaglia finale tra i padroni della televisione e il pubblico, che sempre meno avverte come un furto il suo copia e incolla in Internet di tutto ciò che la tv ha appena digerito.
In questo travaso il nostro Paese sembra particolarmente attivo. Pochissimo tempo fa su blog.it si osservava che, a differenza del portale di lingua inglese che aveva al top delle viste i video sportivi e sexy, su YouTube italiano le clip più visitate erano tutti ritagli della tv generalista: Uomini e Donne (voto: 5), Mai dire martedì (7), X Factor (7). Questo significa che YouTube è una parolina che oramai anche le nonne hanno sentito nominare in famiglia, pochi ignorano cosa sia quell'archivio immenso dove ognuno può depositare ogni frammento di vita videoripreso, sia festa, vacanza, ricordo, come pure attimi particolari belli brutti detestabili o sublimi che siano.
Ancor più però è entrata nella percezione comune la possibilità di andare a pescare su YouTube momenti epici o catastrofici rubacchiati dalla vecchia tv e messi in circolazione perché tutti possano goderne, o riderci, quando vogliono e per quante volte vogliono. Le cose stanno così, anche se la materia è oramai nelle mani degli avvocati nessuno potrà più farci retrocedere dall'idea che tra le possibilità di intrattenersi davanti a uno schermo YouTube e i suoi simili sono gli espedienti che ci permettono più libertà di scelta in termini di tempi, luoghi, prodotti.
Per la stessa ragione la tv generalista non può più trattare con leggerezza il tema della rete perché la rete reagisce. Se ne accorsero nell'ultima edizione di Porta a Porta: la sessuologa Alessandra Grazziottin azzardò un parere troppo sommario sul rapporto causa-effetto tra devianza giovanile e strumenti di condivisione in rete. La puntata incriminata fu «youtubata» e messa al centro di un'acceso dibattito tra blogger, alla fine arrivò a Vespa una lettera di fuoco firmata da decine di intellettuali, investitori pubblicitari e imprenditori legati al mercato sempre crescente di Internet.
A maggio del 2007 fu invece YouTube a essere oggetto di polemiche on line. Era stato tolto da YouTube il documentario della Bbc Sex crimes and the Vatican, la motivazione ufficiale fu l'acquisto da parte della Rai, ma ancor prima della diretta di Santoro decine di «volontari» riuscirono a ripubblicarlo comunque. Così molti lo videro ancor prima che lo trasmettesse la tv.
Anche la nostalgia per le proprie memorie televisive trova supporto in rete. Uno dei video più commentati su YouTube Italia è il vecchio Fine delle trasmissioni, con le nuvole e le antenne. Come pure Carosello si merita le quattro stelle per gradimento, così sopravvive accanto alle storiche puntate di Il pranzo è servito che ha una community di patiti. Va forte un compendio commentato di tutte le gaffes migliori di Mike Bongiorno con vallette e concorrenti. Qualcuno ha compilato una rassegna di spezzoni con soubrettes come Elisabetta Canalis, Loredana Lecciso fino alla Gregoraci. Scegliendo però programmi dove le signorine ballando darebbero l'idea di aver dimenticato capi fondamentali d'abbigliamento (si cerchi alla voce: «senza mutande»).
Ecco quindi che lo spettacolo della televisione comincia a sgocciolare lentamente, ma inesorabilmente dentro ai computer. Si immagini un vecchio acquedotto che sia tutto una falla a cui qualcuno si attacca abusivamente per innaffiare il suo orticello. Perché lo si fa? Perché dalle comunità della rete nasce una nuova esigenza che è quella della condivisione. Quello che si condivide è più saporito, è immediato nella fruizione, semplice nella ricerca e arricchito dal brusio dei commenti. E' facile prevedere che il fantasma digitalizzato dei programmi tv troverà comunque il modo di sgusciare dalle fessure degli archivi ufficiali e apparire inaspettato ovunque ci sia qualcuno capace di evocarlo".
In questo travaso il nostro Paese sembra particolarmente attivo. Pochissimo tempo fa su blog.it si osservava che, a differenza del portale di lingua inglese che aveva al top delle viste i video sportivi e sexy, su YouTube italiano le clip più visitate erano tutti ritagli della tv generalista: Uomini e Donne (voto: 5), Mai dire martedì (7), X Factor (7). Questo significa che YouTube è una parolina che oramai anche le nonne hanno sentito nominare in famiglia, pochi ignorano cosa sia quell'archivio immenso dove ognuno può depositare ogni frammento di vita videoripreso, sia festa, vacanza, ricordo, come pure attimi particolari belli brutti detestabili o sublimi che siano.
Ancor più però è entrata nella percezione comune la possibilità di andare a pescare su YouTube momenti epici o catastrofici rubacchiati dalla vecchia tv e messi in circolazione perché tutti possano goderne, o riderci, quando vogliono e per quante volte vogliono. Le cose stanno così, anche se la materia è oramai nelle mani degli avvocati nessuno potrà più farci retrocedere dall'idea che tra le possibilità di intrattenersi davanti a uno schermo YouTube e i suoi simili sono gli espedienti che ci permettono più libertà di scelta in termini di tempi, luoghi, prodotti.
Per la stessa ragione la tv generalista non può più trattare con leggerezza il tema della rete perché la rete reagisce. Se ne accorsero nell'ultima edizione di Porta a Porta: la sessuologa Alessandra Grazziottin azzardò un parere troppo sommario sul rapporto causa-effetto tra devianza giovanile e strumenti di condivisione in rete. La puntata incriminata fu «youtubata» e messa al centro di un'acceso dibattito tra blogger, alla fine arrivò a Vespa una lettera di fuoco firmata da decine di intellettuali, investitori pubblicitari e imprenditori legati al mercato sempre crescente di Internet.
A maggio del 2007 fu invece YouTube a essere oggetto di polemiche on line. Era stato tolto da YouTube il documentario della Bbc Sex crimes and the Vatican, la motivazione ufficiale fu l'acquisto da parte della Rai, ma ancor prima della diretta di Santoro decine di «volontari» riuscirono a ripubblicarlo comunque. Così molti lo videro ancor prima che lo trasmettesse la tv.
Anche la nostalgia per le proprie memorie televisive trova supporto in rete. Uno dei video più commentati su YouTube Italia è il vecchio Fine delle trasmissioni, con le nuvole e le antenne. Come pure Carosello si merita le quattro stelle per gradimento, così sopravvive accanto alle storiche puntate di Il pranzo è servito che ha una community di patiti. Va forte un compendio commentato di tutte le gaffes migliori di Mike Bongiorno con vallette e concorrenti. Qualcuno ha compilato una rassegna di spezzoni con soubrettes come Elisabetta Canalis, Loredana Lecciso fino alla Gregoraci. Scegliendo però programmi dove le signorine ballando darebbero l'idea di aver dimenticato capi fondamentali d'abbigliamento (si cerchi alla voce: «senza mutande»).
Ecco quindi che lo spettacolo della televisione comincia a sgocciolare lentamente, ma inesorabilmente dentro ai computer. Si immagini un vecchio acquedotto che sia tutto una falla a cui qualcuno si attacca abusivamente per innaffiare il suo orticello. Perché lo si fa? Perché dalle comunità della rete nasce una nuova esigenza che è quella della condivisione. Quello che si condivide è più saporito, è immediato nella fruizione, semplice nella ricerca e arricchito dal brusio dei commenti. E' facile prevedere che il fantasma digitalizzato dei programmi tv troverà comunque il modo di sgusciare dalle fessure degli archivi ufficiali e apparire inaspettato ovunque ci sia qualcuno capace di evocarlo".