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Muore a Firenze all’età di 77 Guido Angeli l’uomo del “provare per credere”





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Provare per Credere: dopo Gianfranco Funari anche Guido Angeli lascia un professionale vuoto televisivo incolmabile.

“Vieni vieni vieni da Aiazzone, tanti mobili troverai,
vieni vieni vieni da Aiazzone, pagherai finché vorrai,
vieni in moto o anche in barella, ma vieni a Biella, ma vieni a Biella,
vieni in auto o in torpedone, perché Aiazzone ti sballerà”

Guido Angeli (Pescia, 13 marzo 1931 – Firenze, 20 luglio 2008) è stato un personaggio televisivo italiano, molto noto negli anni ottanta soprattutto per l’uso dell’espressione «Provare per credere!». Muore il 21 luglio 2008, invece, la notizia della sua scomparsa. Stiamo parlando di Guido Angeli, morto a Firenze all’età di 77 anni. Era un appassionato tifoso dell’Inter. Lo riferì durante una puntata di Quelli che… il calcio. Bastano poche sue celebri frasi per farlo ricordare al pubblico: “Provare per credere”, “Vieni, vieni, vieni da Aiazzone”, “Aiazzone, è la scelta più Biella del mondo”, “Al sabato la grande festa se mai dite che vi manda Guido Angeli”. Indimenticabile, poi, il gesto dei pollici alzati. Era uno dei più grandi e convincenti “teleimbonitori”. Lavora nel 1983 su Rete A dell’editore Alberto Peruzzo presentando una rubrica dedicata all’oroscopo; nel 1985 presenta il contenitore del mattino Accendi un’amica. Sempre nello stesso anno diviene il testimonial ufficiale del mobilificio Aiazzone, fondato nel 1981 da Giorgio Aiazzone. La celebre frase con cui concludeva gli spot, Provare per credere, riprendendo un usurato modo di dire, diventa uno dei più noti e ripetuti slogan commerciali. Provare per credere fu anche il titolo di un disco inciso da Guido Angeli nel 1986 (in cui è incisa la colonna sonora dello spot del mobilificio) e il titolo di un film del 1987 con lo stesso Angeli, Tinì Cansino e Pamela Prati. Angeli fu oggetto, per la sua notorietà, anche di una parodia fissa nel programma cult Drive In. Negli anni ottanta Italia 1 dedica un programma alle televisioni locali, il cui titolo fu “Isole comprese”, in omaggio al motto del mobilificio Aiazzone, reso celebre dagli spot di Guido Angeli. Angeli conduce anche la trasmissione in memoria di Giorgio Aiazzone, scomparso nel 1986 in un incidente aereo nei cieli di Sartirana Lomellina: una veglia televisiva in due serate (la seconda delle quali condotta da Wanna Marchi) che costituisce pressoché un unicum, nella storia televisiva italiana. Wanna Marchi e Guido Angeli, si rivolgono direttamente dando del “tu” al defunto, esortandolo a dar loro la forza di continuare il loro lavoro. Il tutto mentre il cameraman inquadra la scrivania del defunto con un raggio di luce rivolto verso l’alto. L’episodio, per la sua particolarità, è stato oggetto del resoconto del critico televisivo Aldo Grasso, nel libro Il bel paese della tv. Nel 1989 è il testimonial dello spot del mobilificio Semeraro, già concorrente con la Aiazzone di Biella. Nel 1992 lascia la rete di Peruzzo e passa su Rete Mia di Giorgio Mendella, conducendo il contenitore del mattino Casa Mia. Dal 1994 al 1998 è testimonial fisso del mobilificio Artigian Style. Nel 1999 ritorna a far parte della Aiazzone in qualità di guest-star. Nel 2002 passa su Tv Set, conducendo una trasmissione che si occupa di astronomia. L’ultima volta in tv lo avevamo visto il 3 novembre 2006. Era stato invitato a Matrix (voto: 7) da Enrico Mentana per una delle tante puntate monotematiche dedicate alla storia della pubblicità nel piccolo schermo. Proprio in quell’occasione annunciò il suo ritiro dalla televisione.

http://www.ztl.eu/system/files/caduta_massi/angeli.jpegGli anni ‘80 sono stati una fucina ininterrotta di trashume a tutti i livelli (non che oggi le cose siano migliorate di molto, basta vedere una puntata di “Buona Domenica”!) ma questo 45 giri è tra le cose più “belle” mai pubblicate, una perla nascosta che pochi ricordano o che hanno rimosso (in)volontariamente, è la Five Records che ha avuto il coraggio di pubblicare questo capolavoro del re delle telepromozioni, ovvero Guido Angeli, che a metà anni ‘80 spopolava nei tubi catodici dell’italica penisola con il suo motto/tormentone “provare per credere” (accompagnato da un’efficace gestualità) che convinceva le casalinghe a fare acquisti presso il mobilificio Aiazzone. Il suo “provare per credere” fu proposto anche in versione 45 giri e in fun ilm diretto da Sergio Martino nel quale Angeli interpretava il ruolo di un playboy che si circonda di belle ragazze, fra le quali vi erano Patrizia Pellegrino, Pamela Prati e Tini Cansino, allora protagoniste di altre trasmissioni cult delle emittenti locali. “Vieni, vieni, vieni da Aiazzone” era anche il refrain di una canzoncina che accompagnava lo spot e che uscì in 45 giri.

Le sue Frasi celebri

« Al sabato la grande festa se mai dite che vi manda Guido Angeli, provare per credere »

« Vieni, vieni, vieni da Aiazzone »

« Aiazzone, è la scelta più Biella del mondo »

« Gentili telespettatori, Guido Angeli è qua, eccomi qua. Giorgio Aiazzone, Guido Angeli è qua, è presente stasera! » (Guido Angeli, durante l’orazione funebre di Giorgio Aiazzone)

Angeli condusse anche la trasmissione in memoria di Giorgio Aiazzone, scomparso nel 1986 in un incidente aereo nei cieli di Sartirana Lomellina: una veglia televisiva in due serate (la seconda delle quali condotta da Wanna Marchi) che costituì pressoché un unicum, nella storia televisiva italiana. Wanna Marchi e Guido Angeli si rivolsero direttamente dando del “tu” al defunto, esortandolo a dar loro la forza di continuare il loro lavoro. Il tutto mentre il cameraman inquadrava la scrivania del defunto con un raggio di luce rivolto verso l’alto. L’episodio, per la sua particolarità, è stato oggetto del resoconto del critico televisivo Aldo Grasso, nel libro Il bel paese della tv. Quindi Angeli diventò testimonial di mobilifici concorrenti fino a intervenire come ospite a trasmissioni rievocative - da Meteore a Quelli che il calcio… fino a Sembra ieri -. Oggi, da lassù, magari ripeterebbe un’espressione utilizzata in occasione dell’orazione funebre di Aiazzone: “Gentili telespettatori, Guido Angeli è qua, eccomi qua”.

Biografia Dettagliata Ufficiale:

http://www.videoanni80.com/thumb/1_77.jpgGuido Angeli nasce a Pescia, in provincia di Pistoia, il 14 marzo 1931, perito agrario incompreso, non esercita mai tale professione, è appassionato di teatro sogna di recitare, inizia infatti a farlo nelle Filodrammatiche di provincia, il suo primo spettacolo è L’ex alunno di Giovanni Mosca. Ma col teatro Angeli non riesce a vivere, esercita quindi diversi mestieri: gestore di alberghi, prima, e di locali notturni, poi. I locali notturni da lui gestiti sono il Kursaal e il Panterai di Montecatini, ma, insoddisfatto anche da tale esperienza, passa al mondo dell’arte diventando un mercante e un antiquario affermato. Sposatosi con una svedese, all’inizio degli anni ’80, alla soglia dei cinquant’anni Guido Angeli approda per caso nel mondo della televisione come banditore d’asta di mobili antichi in tv: “un amico gallerista mi contattò: doveva trattare una partita di quadri dell’800. Accettai, e così dall’inizio degli anni ‘80 iniziai a lavorare in tv, la mia prima trasmissione si intitolava Aggiudicato”. Esperto di pittura, di antiquariato e di aste d’arte. Le prime esperienze Angeli le fa in qualità di testimonial in spot di quadri che vengono distribuiti in parecchie emittenti, Angeli registra le sue televendite (ancora non si chiamavano così) negli studi della mitica Telebiella. Le sue promozioni vanno in onda su diverse emittenti, all’inizio degli anni ‘80 con la nascita dei primi network e delle prima syndacation Angeli è impegnato con aste televisive su Pan Tv, prima, e su ReteA con la trasmissione ACCENDI UN’AMICA. Così Angeli ricorda il suo incontro con Aiazzone: “l’incontro avvenne poco dopo il mio esordio in tv. Il modo particolare con cui conducevo queste aste ha attirato l’attenzione dei dirigenti di ReteA che mi affidarono la conduzione della trasmissione Accendi un’amica, un contenitore quotidiano in onda dalle 8 alle 15, all’interno di questa trasmissione era previsto anche un inserto pubblicitario di Aiazzone che io dovevo realizzare. E così nacque lo spot.” In brevissimo tempo Guido Angeli diventa il teleimbonitore (pare che questo termine sia stato coniato per lui), è lui a lanciare il “provare per credere”, è lui ad occuparsi del look del geometra Giorgio Aiazzone, diventato una specie di santone del truciolato, un guru di un mondo governato da architetti presso i quali è addirittura possibile essere graditi ospiti a pranzo e a cena. Altri slogan vincenti: “dite che vi manda Guido Angeli…”, “vieni, vieni da Aiazzone, quanti mobili troverai, vieni a piedi o in carrozzella, ma vieni a Biella”, “consegne in tutta Italia, isola comprese”, “pagamento in 36 mesi senza cambiali”, “sarete ricevuti a pranzo e a cena dai nostri architetti”, “con Aiazzone avrai un grande amico”, “qui trovi cortesia, convenienza e anche parcheggio all’ingresso”, “dite che vi manda Guido Angeli, provare per credere”, vieni in bici o in carrozzella, ma vieni a Biella, vieni a Biella”, “vieni vieni vieni da Aiazzone”, “è la scelta più Biella del mondo”.   Proverbiali sono anche i suoi gesti come, ad esempio, i pollici alzati. Angeli diventa anche oggetto della parodia di Drive In, e a metà degli anni ’80 è un personaggio nazionalpopolare. Il suo “provare per credere” viene proposto anche in versione 45 giri e in film diretto da Sergio Martino nel quale Angeli interpreta il ruolo di un playboy che si circonda di belle ragazze, fra le quali vi sono Patrizia Pellegrino, Pamela Prati e Tini Cansino, allora protagoniste di altre trasmissioni cult delle emittenti locali.  “Vieni viene da Aiazzone” era anche il refrain di una canzoncina interpretata da Guido Angeli brano che accompagnava lo spot e che uscì in 45 giri. Il 7 luglio 1986 muore in un tragico incidente aereo Giorgio Aiazzone, titolare dell’omonimo mobilificio e grande protagonista dello sviluppo delle tv locali. Il 15 luglio è proprio Guido Angeli su  ReteA trasmette l’orazione funebre più lunga della storia della televisione. Così l’evento è stato ricordato da Aldo Grasso nel libro Il bel paese della tv. Viaggio nell’Italia delle emittenti locali: “Aiazzone raccoglie in morte ciò che ha seminato in vita. L’elogio funebre che gli viene tributato in tv non può che riflettere, e nello stesso tempo, rappresentare, l’espressione più alta della sua concezione della tv e della sua filosofia dell’arredamento: la tv come mezzo senza pari che unifica verso il basso e i mobili come desiderio – un desiderio che non conosce altri sbocchi se non quelli dell’imitazione – di tornare verso l’alto: come profeta di questa dissacrazione e di una nuova legittimazione del gusto si guadagna la prima pagina del Corriere della Sera dell’8 luglio: “lascia un’azienda dall’immagine di alto profilo – scrive il sociologo Gianni Statera - la cui è associata a una straordinaria campagna di marketing veicolata dalle emittenti televisive locali ad opera di quello straordinario personaggio-video che è Guido Angeli “il profilo alto” e la doppiezza dell’aggettivo “straordinario” consumata in poche righe, paiono francamente discutibili, ma quando uno è “simbolo” ed è anche una negazione importante per i media men, di cose fuori dall’ordinario ne deve sopportare tante. Gli articoli di giornale, comunque, impallidiscono di fronte alla “straordinaria” orazione funebre tenuta su Rete A da quegli straordinari personaggi che sono Wanna Marchi e Guido Angeli. La cerimonia dell’elogio funebre ha infatti due tempi. Il primo si svolge la tarda sera del 14 luglio. Wanna Marchi si presenta contrita in primo piano (esclude per il momento i suoi prodotti) e comincia a tessere gli elogi dell’estinto. Niente di particolare, ricordi un po’ ordinari (Aiazzone ammirava una sua giacca rossa firmata Ferrè, le voleva regalare un cartier d’oro, peraltro rifiutato dalla signora, che per l’occasione se ne uscì con uno storico “ah, questa volta non mi sfuggi!” ed altra annedottica di questo tenore); l’unico particolare interessante è che Aiazzone desiderava molto che la Marchi diventasse una sua testimonial e non mancò occasione per corteggiarla nei modi in cui, a suo tempo, Berlusconi aveva corteggiato la Carrà. Ma in questo momento Rete A sta un po’ stretta a Vanna Marchi che si può permettere di incolpare pubblicamente Alberto Peruzzo di averle imposto questa trasmissione: fosse stato per lei avrebbe “velato a lutto” il televisore, ma le ragioni commerciali (e anche quelle spettacolari) le ingiungono di tirare avanti. Questo tentativo di rifiuto ha il suo momento di superbia comicità quando entra in scena la figlia Stefania (indossa un abito scollato nero, le labbra pesantemente marcate da un incredibile rossetto lilla) e si mette a frignare, accusando Rete A dell’imposizione, inveendo contro il mondo (“questa vita non è quella che vorrei”), ricevendo comprensioni e pacche sulle spalle dall’affettuosa mamma (si viene anche a sapere che il figlio Maurizio nel frattempo è in vacanza, che il settore “depilazione” sarà per quella sera, occasionalmente, “gestito” da Stefania). La manfrina e i volti di circostanza vanno avanti per un po’ – inframmezzati dai consueti insulti ai tassisti e alla parrucchiera che per fretta di correre in ferie, le ha lasciato un ciuffo ribelle, da vicende personali in cui Bramieri, suo prossimo pigmalione teatrale, regala sentenze e aforismi, come fosse una specie di Karl Kraus di Porta Venezia. Poi urge la vendita delle alghe che fanno perdere i chili e Aiazzone viene congedato con un alcune dediche: “tu che sei in cielo, ci sentirai”, “a nome mio, dei miei figli, dei miei clienti, dedichiamo questi fiori a questo uomo immenso”, “un applauso per Giorgio” (naturalmente è anche in questa occasione registrato). Il secondo tempo della macabra danza funebre si svolge il giorno seguente, più o meno alla stessa ora; Guido Angeli, il “volto” e la “voce” del mobilificio tiene il discorso ufficiale di commemorazione; visto che i necrologi sul Corriere sono stati piuttosto miseri, tre o quattro di illustri sconosciuti, e la Biella “storica”, quella che aveva negato ad Aiazzone l’ingresso al Rotary, continua a non comprendere questo suo figlio, questo suo profeta, Angeli pensa bene di rivolgersi al target che ha reso celebre il mobilificio: titolo dell’orazione funebre è Ricordando un amico. Angeli parla naturalmente ad Aiazzone, secondo gli stereotipi della pubblicità inventata da Aiazzone, e ne parla nel solito modo logorroico per circa 80 minuti (forse la più lunga orazione funebre mai tenuta: “mi ascolteranno da tutta Italia, isole comprese. Se passate sulla tangenziale di Biella vi accorgerete chi è Aiazzone. Questa città che non ha mai compreso la tua filosofia commerciale… Tuttavia succedono alcune cose sconvolgenti: per la prima volta nella pubblicità Aiazzone compare il volto del titolare; per la prima volta il titolare entra in scena (e qui la trovata più macabra: una sedia da ufficio vuota, illuminata in modo tale che la cromatura rifletta una lama di luce vagamente spirituale, è il “posto su cui è ancora seduto Giorgio che vede, dirige, approva o meno secondo consuetudine). Non solo: lo stesso tipo di gusto registico usato per i mobili viene trasferito su Aiazzone: il programma inizia con la visione di un’aquila nel cielo infinito (simbolo dell’azienda o dell’aereo colpito dal fulmine?) e di un mare in tempesta (simbolo dell’uomo, o, più prosaicamente, delle vicende umane?). La polisemia cessa quando appare il fotogramma fisso sul cielo (è emblematico e in quanto tale viene ripetuto un’infinità di volte) e lascia il posto all’intensa spiritualità evocata dai canti gregoriani in sottofondo (che, per la verità, disturbano un po’ l’imbonitore, ma è un… desiderio di Giorgio) e da numerose foto ricordo della famiglia, da spezzoni filmati del funerale (tutto sommato abbastanza modesto), da inquadrature della camera ardente allestita naturalmente nel mobilificio, da varie interviste fatte dai banditori del mobilificio a personalità locali… L’elogio funebre è condito da una vasta annedottica che consente di ricostruire il rapporto Angeli-Aiazzoni. Angeli è al ristorante che viene confuso con il suo titolare, la nascita del fortunato slogan “provare per credere”, le telefonate alle 3 di notte, i presunti dissapori dell’ultimo periodo (Angeli è baciato dal successo: film, dischi, Canale5), tutte dicerie. I due avevano un “feeling disumano”. E’ un appello continuo alle mamme d’Italia “che piangono con me” (ma che sono anche le clienti più affezionate). E un’esortazione alla famiglia e alla moglie Rossella affinchè continuino la costruzione della città del mobilificio: l’invito è corroborato da minacce alla concorrenza: attenzione a non usare armi sleali! E’ un lungo dialogo con la poltrona vuota. Angeli usa il morto per avallare ogni sua scelta: “sono sicuro che a Giorgio sarebbe piaciuto così” (e intanto chiede conferma alla poltrona vuota). Per la prima volta in televisione la morte in differita si dimostra più perversa, più sguaiata, più atroce della morte in diretta.” Scomparso Aiazzone Guido Angeli diventa il testimonial del concorrente Semeraro che rileverà lo storico marchio, nel 1992 Guido Angeli passa a Rete Mia conducendo il contenitore mattutino CASA MIA, dal 1994 è testimonial del mobilificio Artigian Style, nel 1999 ritorna a fare il testimonial di Aiazzone. Nel nuovo millennio conduce per Tv Set una trasmissione di astronomia, partecipa a programmi rievocativi degli anni ‘80 (di cui è un’icona): METEORE, QUELLI CHE IL CALCIO…, SEMBRA IERI.  Guido Angeli oggi fa il pensionato, si è ritirato sulle colline della Valdinevole, nei pressi di Pescia, e si gode il meritato riposo. Rare sono le sue apparizioni in pubblico, nell’autunno 2006 è intervenuto nel corso di una delle puntate di Matrix di Enrico Mentana dedicate alle tv locali. Guido Angeli ha portato la sua testimonianza per il libro GIORGIO AIAZZONE L’UOMO DEL FARE scritto da Enrica Aiazzone.

Tags: 77 anni, aiazzone, firenze, Gianfranco Funari, guido angeli, morto, muore, provare per credere, Reality Tv Game Show

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