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Mogli a pezzi, rassegna stampa/2: anche al brutto c’è un limite, la fiction va dietro le mutandine della Arcuri

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Continuano le stroncature per la fiction Mogli a pezzi (voto: 5). Davvero irresistibile quella di Antonio Dipollina per Repubblica: "Sono delusioni che non si possono perdonare. Veder annunciata su Canale 5 una serie in 4 puntate, Mogli a pezzi, scoprire nel cast una Manuela Arcuri o una Eva Grimaldi, soprattutto scovare nel gruppo di lavoro nomi che nel recente passato ci hanno dato notevoli soddisfazioni (per esempio lo sceneggiatore Teodoro Losito - autore non molti mesi fa dell'impagabile Io ti assolvo - un tipo che sta al confine esatto tra il trash e cult e che si merita come punizione entrambe le definizioni).
Mettersi davanti alla tv con le migliori intenzioni - ovviamente negando agli amici di volerlo fare e millantando la visione di un documentario sulla Repubblica di Weimar su History Channel. E poi, mentre scorrono le immagini, scoprire in pochi minuti che qui si era davvero tutti ben disposti alla boiata pazzesca, ma che c'è un limite a tutto: soprattutto se mancano certi presupposti e richiami autoironici alla non-vergogna chiaramente ostentati in passato. Oppure, banalmente, se nessuno capisce niente della trama. O ancora se certe recitazioni di attrici citate ricordano stavolta troppo da vicino le telefoniste dei call center. Il dubbio - agghiacciante - è che quelli del gruppo di lavoro si siano montati la testa o fossero in una fase in cui ci si libra in volo senza minimamente tener conto delle regole di base. Anche il pubblico davanti alla tv (che aveva premiato Io ti assolvo) si è pressochè dileguato. Non si fa così, non si brucia un'emozione. Da segnalare nel cast il monumentale Antonio Catania che aveva l'aria di aver preso la cosa come gli succede nel telefilm Boris, ovvero come se stesse recitando nella finta-soap Gli occhi del cuore 2".
Ci va giù pesante anche Stefania Carini per Europa: "Dove va la fiction italiana? Dietro le mutandine dell'Arcuri. E' lei la protagonista di Mogli a pezzi, capolavoro non-sense di assemblaggio italiano. In tempi di format internazionali, c'è ancora chi crea fiction tarocche prendendo pezzi di Casalinghe disperate, Sex and the city, Ugly betty, dando vita ad un orrendo Frankenstein. La storia? Donne e destino infausto, con una supposta vena ironica in realtà patetica. Per capire il livello di scrittura basta pensare alle mutandine dell'Arcuri. Lei va dal suo amante, l'autista del marito (wow) e gli dice 'Non c'ho le mutandine' nello stesso modo in cui 'Non ce l'ho le chiavi'. Lei lo precede in camera, lui sale, apre la porta, inquadratura dall'alto al basso a scoprire le gambe di lei ma...oh! Le mutandine ci sono. Ipotesi. Svista di sceneggiatura? Può darsi. Scelta di sceneggiatura, per titillare lo spettatore? Può darsi. Scelta di regia: anche se scriviamo che è senza mutande, dobbiamo poi inquadrarla nel suo fulgido splendore, e allora ci vogliono i mutandoni? Può darsi. E' tutto questo, ma anche nulla. Perchè le mutandine non significano altro che le mutandine, loro sono il vero tema del racconto. Questo vi dovete domandare è proprio questo: c'erano prima, c'erano poi, ci saranno dopo? Non c'è nessuna possibile lettura altra e alta. Questo è il tema di Mogli a pezzi, come apparenza contro realtà è quello di Desperate, come favole d'amore contro solitudine è quello di Sex. Mutandine. Ecco dove va la fiction italiana.
Mogli a pezzi non è una farsa, è una fiction farsa. Il suo vero modello non sono le complesse fiction americane. Mogli a pezzi è la brutta versione de Il bello delle donne, con cui condivide alcune attrici. Il che è tutto dire. Quello che là era melodramma al femminile (anche omosessuale), qua diventa farsa che si vuole moderna e invece è vecchissima, che crede di far ridere e invece è di lei che si ride. Tale Frankenstein senza anima ha vinto però la serata. Perchè? Sarà per la rassegnazione al brutto di chi fa fiction e la vede. Quella rassegnazione raccontata in Boris attraverso le vicende della troupe dell'orrenda fittizia serie Gli occhi del cuore. La rassegnazione al brutto è abbassare il livello per fare tanto ascolto, e non pensare mai che alzando il tiro poco a poco si può portare a casa la pagnotta, e spinarsi la strada per un futuro radioso di quantità e qualità (l'America insegna). La rassegnazione al brutto è non provare mai ad avere coraggio di mandare in onda le vere Desperate in prima serata e sulle reti ammiraglie. La rassegnazione al brutto è che quando lo si fa (vedi House), poi interviene la programmazione non professionale e si ritorna al brutto. Mogli a pezzi è nella realtà quello che Occhi nel cuore è nella finzione di Boris". 
Nel video la scena hot tra Manuela Arcuri e Jason Lewis 

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