E' Il Commissario De Luca (voto: 6,5) ad essere oggetto della rassegna stampa, un servizio esclusivo di questo blog. Antonio Dipollina scrive su Repubblica: "C'è Mussolini che si trastulla a Rimini con la Petacci ma la dura realtà preme alle porte, nel senso che nella spiaggia di fianco una mattina trovano uccisa una prostituta piuttosto vistosa. Tutto finirebbe nel nulla di un arresto comodo e veloce senza il commissario De Luca, che s'incaponisce nell' indagine e arriva a una scomoda verità. Tratto dai racconti di Carlo Lucarelli (De Luca è uno dei molti eroi di una produzione noir piuttosto sfaccettata). Il Commissario De Luca proposto in quattro episodi da RaiUno è una di quelle fiction doverose, che dovrebbero far parte del paesaggio naturale in tv. Alla fine è così, proprio perché nessuno ha deciso di alzare i toni: da molte parti si chiede più televisione, come dire, tranquilla e che perpetui certi schemi solidi del passato. Volendo, il De Luca commissario più tenace che integerrimo, più disincantato che antifascista, sarebbe personaggio a sbalzi maggiori di quelli resi da Alessandro Preziosi: che nelle scene in cui è scarmigliato sembra il Giannini travolto dal destino, quando invece è inappuntabile lo è troppo. Quando fa comunella con il giornalista antiregime (che si chiama Gabriele Dannunzio senza apostrofo) e con un giudice dabbene, si sente comunque fuori posto, per senso del dovere e altro. Alla fine accetta il compromesso e la promozione a Roma. Nessuno può dire 'è uno di noi', ma è uno di se stesso e stop. Quindi, fondamentalmente, un buon personaggio letterario".
Aldo Grasso per Il Corriere della Sera: "Troppo ambizioso il progetto, e a tratti ideologico: raccontare un fatto di cronaca nera (la parte migliore, con qualche debito al C.E. Gadda del Pasticciaccio) per raccontare l'Italia che si affranca dal fascismo e si avvia alla democrazia. Troppo scolastica la regia di Antonio Frazzi. E troppo smorta l'interpretazione di Alessandro Preziosi, un Pietro Germi in tono minore".
Alessandra Comazzi per La Stampa: "Grande cura per la ricostruzione degli ambienti e dei costumi d'epoca, le evocative canzoni, le vacanze del Duce a Rimini, la fine della guerra, le prime elezioni. Torna a vedersi il fumo delle sigarette. Il clima politico è più che un sottofondo, è una delle anime dei racconti, che si ispirano ai romanzi di Carlo Lucarelli, il quale a sua volta si ispirò a un poliziotto vero. Il questurino Preziosi è disincantato e distaccato, 'non mi interesso di politica'; ma certo non ha nulla di fanatico. Nella sua personalità prevale lo sbirro che vuole far rispettare le leggi che altri hanno il compito di inventare".
Mirella Poggialini per Avvenire: "Alessandro Preziosi, che dà vita al protagonista, cerca in ogni modo di creare il personaggio, ma la somiglianza evidente con il Commissario Ingravallo che Pietro Germi ha magistralmente impersonato in Un maledetto imbroglio, tratto dal romanzo di Gadda, gli fa da impedimento e da limite. Perchè è proprio il commissario a mancare, nel primo episodio della serie. Appare e non esiste, al di là del piglio malinconico e dello sguardo corrucciato non c'è, dietro e attorno a lui, l'accenno a una vita, a un carattere: e il suo affannarsi, compresa la parentesi amorosa con una bella indagata, resta in superficie e non lo rivela. La sceneggiatura composita e meccanica non soccorre alla carenza di emozione, non crea per ora affezione".