
Ieri pomeriggio ero al Teatro Ciak, Fabbrica del Vapore , per assistere all'ultima rappresentazione milanese di JEKYLL & HYDE, Il musical, una felice produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo.
Protagonisti Giò Di Tonno , Ilaria Deangelis, Simona Molinari, Nejat Isik Belen, Alberto Martinelli e André Murchio con altri ventidue straordinari artisti tra attori, cantanti e danzatori.
Il progetto di produzione del Teatro Stabile d'Abruzzo con "TeatroMusica Mamò" nasce dalla volontà di assolvere a quel ruolo di "incubatore" che un teatro pubblico deve avere nel territorio di riferimento.
La professionalità della "TeatroMusica Mamò" ha già avuto importanti riconoscimenti, tanto che è stata la prima in Italia che è riuscita ad acquisire, dal Music Theatre International (MTI) di New York, i diritti d'autore per la rappresentazione dell'opera completa e per il suo adattamento in lingua italiana.
E' il 28 Aprile 1997 quando va in scena per la prima volta a Broadway "JEKYLL & HYDE", musical basato sul romanzo di Robert Louis Stevenson.

L'eterno conflitto bene/male, ma non nell'universo tutto, ma in quel mondo nascosto che è l'anima di ognuno di noi, impastata, inesorabilmente, di luce e buio, di amore e di odio, di vita e di morte.
Un classico della letteratura fantastica.
Personalmente ho letto il romanzo e trovo che la versione teatrale sia molto corrispondente.
Lo spettacolo italiano, poi, mi ha favorevolmente impressionato.
La traduzione delle canzoni non stona, ben si integra con le voci pop e liriche dei personaggi in scena, numerosi e ben assortiti, tra popolani e alta borghesia.
Il livello degli artisti sul palco è davvero altissimo.
Su tutti spicca un eccezionale Giò Di Tonno , di cui ci tengo a lodare non solo la voce, ma le straordinarie doti attoriali, che già si vedevano in controluce nell'interpretazione cantata di Quasimodo in NDP.
Se Henry Jekyll è elegante, compassato, quasi trattenuto, dietro la facade, la maschera che, ahimè, tutti portiamo nella vita comune, dopo una trasformazione lancinante, che parte da dentro e si esteriorizza, diventando materia, in convulsioni atletiche sul palco, Giò fa nascere un personaggio, come da un parto selvaggio, che non è quasi più umano, una bestia impressionante, miserevole e miseranda, che racchiude tutte le brutture del lato oscuro dell'umanità.
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